Indagine pilota 2008

Risultati di sintesi dell’indagine pilota condotta dall’ENEA

 

L’indagine pilota è stata condotta con riferimento al 2008 su 1003 imprese potenzialmente eleggibili come “biotech” secondo i criteri impostati dall’OCSE. L’elevata numerosità della lista di partenza (largamente superiore all’ordine delle 350 imprese presenti nell’indagine di Assobiotec) è imputabile all’inclusione di diverse imprese manifatturiere operanti in settori di particolare interesse per l’applicazione delle biotecnologie (come ad esempio quelli della carta e le distillerie), con risvolti talora rilevanti rispetto all’impatto ambientale dei processi produttivi.

Il questionario è stato articolato intorno ad una serie di variabili essenziali sotto il profilo della struttura produttiva e delle modalità di innovazione (fatturato, spesa in R&S, brevetti, addetti suddivisi in base alle competenze e alla qualificazione professionale, spin-off) e dell’assetto finanziario (venture capital, aiuti di impresa), ed ha inteso rilevare in maniera puntuale gli specifici ambiti di applicazione delle biotecnologie, in termini generali più noti come red biotech (settore salute), white biotech (applicazioni industriali e ambientali), green biotech (agricoltura e allevamento).

L’indagine, avviata nel settembre del 2009, si è conclusa a maggio del 2010. E’ stato ottenuto un tasso di risposta complessivo del 40% (comprendendo anche le imprese che hanno esplicitamente dichiarato di non soddisfare i criteri di appartenenza al biotech) rispetto al quale non sono state rinvenute sostanziali differenze tra imprese sulla base della dimensione (solo lievemente più alto, e pari al 45.6%, è risultato il tasso di risposta delle grandi imprese con un numero di addetti superiore a 250).

Tra i rispondenti il totale delle imprese attive nelle biotecnologie è risultato pari a 128, a cui corrisponde una cifra di circa 15.000 addetti. Tra queste imprese 100 effettuano attività di R&S, dedicando al biotech più del 75% della spesa in ricerca in una stragrande maggioranza dei casi (70%) (ed essendo così definite – in base ai criteri OCSE – “R&D dedicated”). Infine 55 imprese sono state classificate come “biotech dedicated”, assumendo un criterio di “prevalenza” dell’attività biotech in base al fatturato e ad una soglia del 50% (in effetti da ciò può derivare una sottostima del numero delle imprese “biotech dedicated”, ed è per questo che nell’indagine a regime è stato espressamente richiesto alle imprese di specificare l’eventuale prevalenza dell’attività nel biotech).

Relativamente in linea con i risultati pubblicati per i diversi paesi OCSE nell’ultimo “Oecd biotechnology statistics 2009”, quasi i due terzi delle imprese figurano compresi nella classe con meno di 50 addetti (72.4%), ma una cifra pure molto significativa è presente nella classe intermedia fino a 249 addetti (15.6%).

Questi primi due gruppi risultano essere anche quelli maggiormente specializzati nella ricerca biotech, e mostrano sia una significativa incidenza di spin-off (specialmente nelle imprese con meno di 50 addetti, dove pesano per un quarto e sono per il 75% di matrice universitaria), sia un’apprezzabile diversificazione delle attività in più campi d’applicazione.

Le grandi imprese mostrano invece più spesso una polarizzazione delle attività in un solo campo di applicazione, soprattutto nelle “red biotech”.

E’ inoltre interessante notare l’elevata apertura sui mercati esteri di tutte le imprese del campione: nelle classi di impresa piccola e media la percentuale delle imprese esportatrici ammonta al 25.4% e al 56.7% rispettivamente, superando largamente i valori registrati in media nell’industria.
Ulteriori elementi di caratterizzazione delle imprese rilevate emergono infine da un’analisi della loro dimensione territoriale.

Il tessuto produttivo non solo si snoda lungo una classica distribuzione dell’attività economica che da Nord a Sud diminuisce di intensità, ma esibisce anche una marcata tendenza alla despecializzazione nelle regioni del Centro - Sud, tanto in termini di numero di imprese quanto di addetti.

Giova, tuttavia, considerare le significative differenziazioni che in ciascun territorio qualificano la struttura delle imprese biotech al loro interno. La netta prevalenza delle attività biotech nel Nord e, più precisamente nel Nord-Ovest, appare infatti determinata dalla preminente concentrazione della grande industria farmaceutica in quest’area del paese.

Ma sarebbe nondimeno limitativo rinvenire nel solo Nord-Ovest la sola geografia rilevante per le imprese attive nel biotech. I dati disponibili indicano infatti una sostanziale diversificazione dell’attività biotech nel Nord Ovest tra imprese della “big pharma” e tra le più piccole e numerose imprese dedicate alla ricerca in più campi di applicazione, mentre nel Nord Est quest’ultima realtà appare più rarefatta.

Parimenti occorre osservare una specializzazione relativa del Centro nelle biotecnologie per la salute, con una discreta polarizzazione tra grande impresa farmaceutica e piccole imprese di ricerca, ed una singolare ma non meno significativa specializzazione del Sud (grazie a Sicilia e Sardegna) sempre nelle biotecnologie per la salute, con una attività che vede impegnate soprattutto le imprese di media dimensione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indagine pilota sulle imprese biotecnologiche in Italia - anno 2008 (xls)